Non è il fotografo che cattura la foto, è la foto che si offre al fotografo.

Questo è il classico esempio di quanto le arti visive e creative si possano contaminare, e per fortuna che accade. La storia della fotografia ha consegnato al grande pubblico innumerevoli e indimenticabili fotografie di pozzanghere. Pensiamo a Henri Cartier-Bresson, a Mario DeBiasi, a Piergiorgio Branzi, già citati tempo fa in questa rubrica, ma anche a il più contemporaneo fotografo canadese Guido Gutiérrez Ruiz, che crea veri e propri mondi paralleli dove guardare noi stessi riflessi, o a Monica Castiglioni che raccontò le pozzanghere di New York in un celebre libro pubblicato nel 2008 da Charta edizioni (scritto da Uscha Pohl). In lingua inglese nel titolo si chiamano puddle. Ne ho inquadrate pure io, in passato. Con una, fatta in piazza Navona a Roma, ci vinsi anche un premio, e mentre la realizzavo avevo intorno a me un sacco di turisti che venivano li per cercare di capire cosa io stessi fotografando con l’obiettivo rivolto per terra. Fu divertente.Questa proposta da Walter Konrad Zannoni, molto equilibrata e nitida, guarda ai grandi fotografi del secolo scorso, per lo stile e la scelta del bianco e nero cosi carico,con un guizzo però che la contestualizza nel tempo di oggi: quei ragazzi in tuta, sneakers e felpa col cappuccio che attraversano il frame proprio al centro, inconsapevoli del clic.
Barbara Silbe

Ognuno sta solo sul cuore della terra, trafitto da un raggio di sole: ed è subito sera. (S. Quasimodo)

Percezioni urbane: tra luce e ombra

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